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La pagina del Napoli


Nelle mani della ragione

di Dario De Simone


Un pareggio che, in altre circostanze, andrebbe definito interlocutorio. E invece non lo è. Perché il Napoli di quest'anno, il primo in serie A dopo le stagioni della vergogna e del purgatorio, non deve puntare a nulla, per il momento. Lontani dalla zona retrocessione, chiusi in campionato da almeno cinque squadre più forti, gli azzurri devono marciare tranquillamente verso la salvezza tranquilla. Poi si vedrà. E intanto vengono sfatati due tabù: quello di Siena, dove in passato erano state collezionate sconfitte brucianti, quello delle trasferte; interrotto al Franchi un filotto di tre ko consecutivi piuttosto preoccupanti. Forse anche per questo Edy Reja ha scelto saggiamente di schierare un Napoli diverso da quello spettacolare di Firenze e Palermo, lo stesso che a Bergamo non è neanche sceso in campo. Con Bogliacino alle spalle di Zalayeta e Hamsyk nel ruolo di incursore si è vista una squadra più equilibrata. In realtà, lo slovacco è entrato in partita dopo mezz'ora di buio totale, in linea con le ultime prestazioni. Bene il Siena in avvio, poi i bianconeri scompaiono, sopraffatti dal maggior tasso tecnico dei partenopei. E fioccano le occasioni con Domizzi che coglie la traversa, Manninger che salva due volte su Hamsyk. Conforta l'ottima prestazione della difesa: Domizzi a sinistra non spinge ma contiene bene, Cannavaro, Cupi e Contini sono praticamente perfetti, Garics cresce alla distanza e alla fine sarà tra i migliori. A centrocampo emergono la classe e la determinazione di Blasi che viene schierato centrale anche per contenere Locatelli; al resto pensa Gargano, motorino instancabile anche se un po' "casinaro".
La ripresa si apre come si era chiuso il primo tempo. Napoli avanti tutta. L'arbitro Mazzoleni, perfetta la sua direzione, non vede una gomitata di Bertotto a Domizzi in piena area bianconera. Sarebbe rigore con espulsione. Ma il fischietto bergamasco non se ne accorge. Eppure sulla maglia dell'ex calciatore dell'Udinese resta anche il sangue uscito dal naso del calciatore romano. Che lascia il posto a Rullo. Il terzino di Casoria non ha il tempo di ambientarsi e si fa sfuggire Frick nella solita azione d'angolo che al Napoli spesso risulta fatale. E' il gol che porta in vantaggio il Siena. Sarebbe un furto clamoroso nel miglior momento degli azzurri. Che però diventano neri, di rabbia. E in 100 secondi ristabiliscono la parità: Gargano sfrutta un rinvio sbilenco e serve Hamsyk che salta con eleganza un avversario, si avvicina all'area e pesca Bogliacino in profondità; il tiro dell'uruguayano è potente e preciso. E' il meritatissimo pareggio che premia anche la scelta di Reja di non far giocare Calaiò. E' un po' la storia napoletana di questo tecnico friulano che nella storia azzurra si sta ritagliando un posto tra i grandi: scelte impopolari, facilmente criticabili dagli "scienziati del pallone", ma quasi sempre giuste. Perché Reja usa la testa e opera, mentre gli altri parlano, parlano, parlano... e non dicono mai niente... E il Napoli potrebbe anche vincere se un diagonale di Garics, imbeccato ancora da Hamsyk, inquadrasse la porta. L'ultimo quarto d'ora vede Manninger impegnato su calcio piazzato, mentre il Siena si rende pericoloso con Galloppa. Prevale, forse, la paura di perdere. Cupi esce anzitempo tra gli applausi, poi Sosa sostituisce Bogliacino. Il risultato non cambia più. Il Napoli formato trasferta è tornato e ha pure preso un punto. In fondo, in classifica vale quanto quello conquistato a Roma.


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