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La pagina del Napoli
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SUPERATO ANCHE LO SCOGLIO DELL'ADRIATICO
Calaiò: 3 frecciate, 9 punti
di Dario De Simone
A Pescara si è visto un fumus di cavalcata. Si è visto in quella corsa di Calaiò sotto la curva, nel lancio delle maglie da parte di alcuni giocatori. Per ora è solo un fumus, una parvenza. Ma gli elementi della cavalcata verso la promozione, che è qualcosa di più di una corsa, ci sono tutti. E poi ci sono quei numeri impressionanti per la loro essenzialità: terza vittoria consecutiva, terzo gol consecutivo da tre punti di Emanuele Calaiò, quarta partita (Coppa Italia inclusa) vinta per 1-0, secondo rigore assegnato su consiglio dell'assistente dell'arbitro, Iezzo imbattuto da 315 minuti, capace di incassare solo 3 gol nelle ultime 9 partite. Non sono numeri esaltanti, sono qualcosa di più. Sono i numeri necessari in un campionato in cui è fondamentale non sprecare energie. Il Napoli sembra una macchina piena di difetti che però riesce a giocare partite perfette nelle quali sa cosa vuole, sa come e quando lo vuole; e dopo averlo ottenuto si rintana in difesa affidandosi ad una retroguardia granitica e ad un portiere di categoria superiore. Difficile trovare un Napoli come questo nella storia dell'ultimo trentennio. Qualcuno accosta gli azzurri di Reja a quelli di Bigon che nel 1990 vinsero lo scudetto: poco spettacolo, iniziative affidate alla forza dei singoli, risultati garantiti anche da episodi favorevoli. Un primato conquistato dopo 13 giornate senza colpi esaltanti era auspicabile anche sul piano psicologico: più facile giustificare la volontà di puntare ancora all'obiettivo minimo, i playoff. Ma ciò che impressiona di questo Napoli è la regolarità, qui non c'entra "il culo di Reja", questo non può essere un caso.
In questo senso, Pescara era veramente la prova del nove, il campo dove puoi cadere in modo inaspettato contro una piccola che è apparsa tra l'altro più consistente di quanto dicessero i miseri 5 punti conquistati sul campo. Primo tempo a fasi alterne, poi l'espulsione di Olivieri per un fallaccio su Bogliacino. Adriatici costretti a rinunciare a Ferrante e addirittura pericolosi con l'unica punta Martini. Reja ci mette un po', come sempre, a cambiare. Forse è la saggezza degli esperti. Poi la svolta nell'intervallo: fuori Savini, Pià si allarga a sinistra, Trotta va a destra. L'ingresso dell'ala romana è la mossa decisiva. Da lì arrivano i più grandi pericoli anche perché De Zerbi combina bene con il nuovo entrato. Da un cross di Trotta arriva la prima palla-gol per Calaiò che impatta male di testa, poi lo stesso bomber si ritrova davanti a Spadavecchia che non si fa dribblare. De Zerbi inventa, Amodio riceve e calcia, ma Spadavecchia si candida a protagonista. Il portiere è battuto al 53' quando De Zerbi prova il pallonetto, una deviazione manda il pallone a due centimetri dal palo. Ma il gol è nell'aria: arriva su rigore contestato dagli adriatici. Il fallo su Pià c'è, lo vede bene l'assistente che opera sotto la tribuna. Calaiò trasforma e corre sotto la curva occupata dai numerosissimi napoletani.
Inizia un'altra partita. Ci si aspetta un Napoli capace di chiuderla subito. Ma il Napoli è essenziale, non spettacolare, un po' tirchio, molto geloso delle energie. Reja cambia qualcosa: fuori Pià, dentro Sosa. Bucchi resta ancora in panchina, se non è un caso poco ci manca. Il Pescara potrebbe pareggiare intorno alla mezz'ora prima con De Martis che calcia malamente da posizione angolata e poi con Martini che entra in area da sinistra e costringe Iezzo ad un miracolo con il piede. Per uno come "San Gennaro" è ordinaria amministrazione. Entra pure Carozza ma il Pescara è ormai spento. Il finale è azzurro: Sosa s'invola verso la porta e serve il nuovo entrato Montervino il cui tiro in corsa accarezza il palo alla sinistra di Spadavecchia. L'argentino è il protagonista degli ultimi minuti: segna di testa su cross di Trotta, ma l'assistente stavolta sbaglia e segnala un fuorigioco che non c'è. Poi ancora il Pampa insidia Spadavecchia con un bel destro. E' l'ultima emozione, c'è solo il tempo di lanciare le maglie ai tifosi e di permettere agli avversari di lamentarsi con l'arbitro Pierpaoli. E' la rabbia di chi si è visto "fregare" da una squadra più forte, più concreta, più saggia. Avanti così, davanti a tutte.
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