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La pagina del Napoli
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PER IL NAPOLI TRE PUNTI D'ORO CONTRO IL RIMINI
Ha vinto il fattore "C"
di Dario De Simone
Stavolta non c'è il pericolo di esaltarsi troppo per la vittoria. La festa del San Paolo è già finita e ha lasciato spazio all'insolito processo che viene aperto dopo una partita vinta. Il Napoli conquista i tre punti col Rimini grazie soprattutto al fattore "C" che non sta né per quello di Sacchi ai mondiali statunitensi né per il cuore sottolineato da Pierpaolo Marino. Il cuore ce l'avranno anche messo in campo gli azzurri; del resto era l'unica cosa che potevamo opporre ad un Rimini eccellente dalla cintola in su, ma anche scarsamente cinico davanti a Iezzo e troppo traballante in difesa per non essere punito. Ha vinto la "C" di caso. Perché la vittoria del Napoli è una di quelle vittorie casuali, quelle che arrivano al termine di una partita che perderesti 99 volte su 100. C'è chi ricordava come proprio una di queste vittorie casuali fu alla base dell'ultima promozione in serie A: era un Napoli-Vicenza e sulla panchina dei veneti c'era Reja. Novellino cambiò in corsa e vinse contro un avversario manifestamente più forte. Alla fine sarebbero andate entrambe in serie A. Al di là dei corsi e ricorsi storici, c'è un altro fattore "C" da prendere in esame. E stavolta è proprio il posteriore di Edy Reja. L'avevamo detto anche nel maggio del 2005 dopo aver assistito a tante partite vinte nei minuti di recupero grazie ad un episodio favorevole. L'avevamo detto soprattutto osservando la parabola di Capparella a San Benedetto del Tronto. La fortuna avrebbe abbandonato Reja in un caldo pomeriggio di giugno: la Dea Bendata perse l'autobus per il Partenio e il Napoli più bello della stagione si ritrovò sconfitto dopo una partita dominata per larghi tratti contro un avversario inferiore in quel pomeriggio ma superiore per 34 partite. Ed ecco dove si vuole arrivare: il campionato è lunghissimo e, visto che la fortuna ha portato in dote tre punti in più, pare opportuno ringraziare e pensare a come ottenerne altri con più merito e in modo meno casuale.
Nel Napoli non mancano gli equivoci. Altre volte il tecnico si era dimostrato prudente nella gestione della partita; e invece contro il Rimini, nonostante un primo tempo che non faceva presagire nulla di buono, Reja ha rischiato inserendo De Zerbi al posto di Dalla Bona. Alla fine ha avuto ragione perché proprio del fantasista bresciano è stata quella magia finale, ma tutti si sono accorti che quel centrocampo non riusciva a tenere i rapidi calciatori biancorossi. Eppure Reja si è dimostrato anche l'allenatore delle emergenze: efficacissima la decisione di sostituire Bucchi con Domizzi dopo l'espulsione di Amodio. Gli attaccanti adriatici hanno cominciato a sbattere sul roccioso difensore romano schierato davanti alla terza linea. Sarebbe stata la mossa decisiva anche perché da quel momento il Napoli non solo avrebbe limitato le scorribande dei vari Jeda, Ricchiuti e del nuovo entrato Moscardelli ma avrebbe pure ricominciato a giocare. Insomma, l'inferiorità numerica si è sentita davvero poco, un brutto segno nelle squadre che sanno giocare in modo ordinato al pallone. Ma il Napoli visto col Rimini era tutto tranne che ordinato. L'inferiorità numerica ha invece spinto gli azzurri a gettare il cuore oltre l'ostacolo, un buon segno per tutte le squadre soprattutto se poi hai un De Zerbi che a dieci minuti dalla fine s'inventa un tiro maligno che inganna il portiere ospite. Nel finale, a testimonianza delle protezioni divine, il Napoli si è affidato ai suoi santi: San Gennaro 1, che di cognome fa Iezzo, ha respinto un paio di conclusioni degli assatanati biancorossi alla ricerca del pareggio, San Gennaro 2 si è materializzato nella traversa centrata in pieno da Ricchiuti ad un minuto dalla fine. Come qualcuno ha sottolineato, per andare in serie A ci vuole l'apporto di tutti, ma proprio tutti.
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