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La pagina del Napoli

PASTICCIO AL SAN PAOLO: LA REGGINA PRENDE UN PUNTO

I peccati d'ingenuità

di Dario De Simone


Lo stomaco fa male, spesso fa molto male dopo certe partite e dopo certi episodi. Sbagliato sarebbe scrivere sotto l'effetto del mal di stomaco. Si rischierebbe di fare la fine del Governo Prodi che si è ricordato del "problema" rom a fine ottobre del 2007... Ma dopo 24 ore il mal di stomaco, anche il più fastidioso, se ne va da solo, senza farmaci. E nonostante i tentativi di sviare sulle cause del male. E a 24 ore di distanza dall'episodio si può finalmente dire la verità. Al San Paolo, domenica pomeriggio, è accaduto uno dei fatti più gravi della breve storia del Napoli di Aurelio De Laurentiis. La colpa è un po' di tutti, a cominciare dall'allenatore. A qualcuno sembrerà strana questa critica da parte di chi, al contrario dei tanti "sapientoni" denigratori, l'ha sempre difeso, anche quando parlare bene di Reja sembrava più difficile che difendere i socialisti nel 1993. A 62 anni non si può commettere una leggerezza simile. Ecco perché il Napoli ha scritto con la Reggina una bella pagina del manuale del farsi del male da soli. Peccati d'inesperienza che possono essere riferiti ad una squadra neopromossa, ma non ad un tecnico così esperto. Erano tutti rimasti sorpresi da quel pallone che Calaiò aveva preso in mano per calciare il rigore, il tutto a otto giorni dalla definitiva consacrazione di Domizzi come rigorista implacabile, tanto da trasformare due penalty in dieci minuti spiazzando il portiere più forte del mondo. Ma evidentemente in questo Napoli conta maggiormente far sbloccare gli attaccanti, poco importa il risultato, anche quando stai perdendo inopinatamente con la Reggina. Forse è l'effetto di una classifica che non dà ansie; e questa è una fortuna. Ma tutto ciò non basta a giustificare quella leggerezza. Tra l'altro, Calaiò ha sbagliato nello stesso modo in cui aveva fallito il rigore contro il Modena cinque mesi fa, quello che mise a rischio la promozione che lui ed altri avevano faticosamente costruito in una stagione sofferta. Neanche l'abilissimo oratore "Don Pierpaolo" è riuscito ad evitare dichiarazioni contraddittorie a fine gara parlando dell'episodio: ha esordito ringraziando Lavezzi ("anche da parte di Calaiò"), ha proseguito parlando dei rigori falliti dai "grandi" Bagni e Maradona a Tolosa, poi però, visto che è l'ultimo a tirarsi indietro quando c'è da bacchettare, l'ha detto chiaramente che Calaiò non deve mai più avvicinarsi al dischetto. E quell'inciso "per il suo bene" non è altro che il tentativo di addolcire una pillola amarissima. E' la fine del rapporto tra Napoli e il suo "arciere"? Forse sì, forse no. Perché di momenti negativi ce ne sono stati altri. Tutta l'esperienza napoletana di Calaiò è all'insegna degli alti e bassi. Ed è per questo che appare sconcertante il comportamento di certi addetti ai lavori che criticano Reja per il mancato utilizzo dell'attaccante; il tifoso di strada, forse affascinato da quell'accento sulla o, può essere giustificato, chi ha giocato a pallone no.
Perché la verità bisogna dirla tutta in questi casi. Emanuele Calaiò: bravo giocatore, ottimi numeri, poca sostanza e un'instabilità psicologica nell'affrontare i momenti negativi che poco si addice alla piazza napoletana. In quasi tre anni sotto il Vesuvio ha segnato tanti gol, alcuni bellissimi, ma ne ha pure combinate di tutti i colori. Esordì con quel rigore
sbagliato contro la Fermana che causò l'esonero di Ventura. Poi si sbloccò, cominciò a segnare, fu tra i protagonisti della rimonta del Napoli. Ma lui a quei playoff di C1 non partecipò. Come dimenticare l'inopinata espulsione contro il Rimini alla penultima giornata? Quel fallo di reazione gli costò due turni, poi l'avvocato Chiacchio fece il miracolo e gli fece ridurre la squalifica per fargli disputare gli spareggi. E Reja lo schierò dal primo minuto a San Benedetto del Tronto, ma il pareggio arrivò quando entrò Sosa. Nella semifinale di ritorno gli fu preferito l'argentino, così come nella finale d'andata con l'Avellino quando entrò nella ripresa. E al Partenio accadde più o meno lo stesso. Insomma, nel momento chiave della stagione, il Napoli "perse" il suo centravanti.
La lunga serie di episodi deprecabili prosegue nella scorsa stagione: chi dimentica l'espulsione di Cesena e le due giornate di squalifica? Anche in questo caso un fallo di reazione segnalato dal guardalinee. Calaiò torna in campo e subito si becca un altro cartellino rosso per un'entrataccia su un avversario in Napoli-Verona. Poi il dualismo con Bucchi, qualche gol importante e quel rigore fallito con il Modena perché calciato con sufficienza. Di Calaiò si faccia vedere anche questo e non solo i gol segnati e quel gesto dell'arciere che piace tanto ai tifosi. Ci vuole la testa per giudicare i calciatori, non solo il cuore. E a volte, se proprio bisogna utilizzare un altro organo, meglio far funzionare lo stomaco. E lo stomaco dice che Calaiò, dopo il rigore fallito con la Reggina, il campo non lo deve vedere per un bel po'. Del resto, c'è una scena che inquadra perfettamente il giocatore: quella sua splendida giocata, che sembra riuscirgli spesso, poi vanificata con un tiraccio. E quei movimenti strani del capo quando entra in campo coi capelli bagnati? Per carità, ognuno reagisce a modo suo. Ma è opportuno far calciare un rigore importante a chi dimostra di essere particolarmente nervoso già al suo ingresso in campo? La logica può dare una risposta. E allora, caro Reja, tu che una volta gli hai dato del "cogl..." a microfoni aperti durante un allenamento a Marano, ricordati di essere allenatore nel bene e nel male. E a volte l'allenatore decide e basta! Al resto potrebbe pensare Pierpaolo Marino. Gennaio è vicino, Avellino pure. Magari il direttore potrà cogliere tre piccioni con una fava: liberare Reja da un "problema" scomodo, non scontentare la moglie vomerese di Emanuele, fare un regalo alla squadra della sua città che appare in difficoltà nel reparto avanzato. Ma caro Calaiò, se pendolare dovessi diventare, presta molta attenzione perché le curve della discesa di Monteforte non ammettono distrazioni alla guida....


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