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La pagina del Napoli


Bergamo alle spalle

di Dario De Simone


Basta un solo gol per dimenticarne cinque al passivo. Lo segna Zalayeta, lo inventa però Mariano Bogliacino che scucchiaia per il connazionale un pallone che va solo scaravantato il porta. Il "panteron" non si sottrae e così il Parma cade di misura al San Paolo. Bergamo è già dimenticata, è già dietro le spalle. E' stato uno scivolone, in tutti i sensi. Eppure, sul manto erboso inzuppato d'acqua del San Paolo, i calciatori azzurri stavolta stavano in piedi meglio degli avversari. Una vittoria del Napoli versione operaia che in tanti rimpiangevano. E' il Napoli della serie B, quello che ha battuto l'Albinoleffe lo scorso anno, quello dei tanti 1-0 che hanno costruito la promozione in serie A. Quel Napoli torna nei momenti di necessità. Come era la settimana successiva alla batosta dell'Azzurri d'Italia, soprannominato da Pierpaolo Marino il "Caduti di Brema", con un lapsus freudiano-barrese da fare invidia al miglior Berlusconi. Con il Parma sono state ricostruite le speranze di disputare un campionato tranquillo, costantemente nella meta di sinistra della classifica. Ma ciò che conta maggiormente è l'atteggiamento del pubblico: neanche un fischio ai calciatori, applausi durante il riscaldamento, sostegno incessante agli azzurri. Come nulla fosse successo. Incredibile: la Napoli che s'esalta per le vittorie e si dispera per le sconfitte sembra scomparsa. Bene così, se si vuole tornare in Europa. Ma non alzate la voce, per carità!
Comunque, la gara con i ducali è ricca di altri significati. Su tutti c'è la bella prova di Mariano Bogliacino, condìta da quel cucchiaio tanto elegante, quanto furbo, tanto sudamericano quanto tremendamente utile e pratico. Forse inquadra il centrocampista uruguayano come meglio non potrebbe: un giocatore da prendere come modello, un modello silenzioso e non lamentoso, paziente e non frettoloso, quieto in panchina, una furia quando entra in campo. Facile e ingeroso sarebbe fare paragoni con altri, con qualche attaccante che nel recente passato ha fatto buone cose in maglia azzurra e che ora non riesce proprio a sfruttare quei minuti che gli vengono concessi. Ma nella serata del San Paolo ci sono altre buone notizie: Iezzo non ha preso gol e questo non è un dettaglio visto le cinque mazzate di Bergamo, visto il modo in cui il Napoli, nelle ultime partite si era fatto infilare sui calci da fermo. Difesa più attenta e concentrata anche senza Maurizio Domizzi, sostituito bene dall'ex Contini. Ma anche il portiere ci ha messo del suo: di parate importanti neanche l'ombra, ma non ha sbagliato un'uscita. Bravo lui, ingeneroso chi si è addirittura permesso di criticarlo. E poi c'è Andrea Cupi, il giocatore finito, il calciatore da ospedale. Lui li conosce bene gli ospedali, sventurato come è stato negli ultimi anni. Bravo chi ha avuto la pazienza di attenderlo, di contribuire al suo recupero. Bravo chi non si è strappato i capelli (che non ha) per qualche "no" pronunciato da altri calciatori, ma intanto se la starà ridendo sotto i baffi (che non ha) per quel difensore ingaggiato dal nulla in serie C1 e ora tra i migliori nella squadra che, a fari spenti, punta al miracolo Uefa. Al resto pensa Reja, che ha imparato ad utilizzarlo nel modo migliore. E così, nella ripresa, quando Di Carlo manda in campo Morfeo, il tecnico friulano si sistema a quattro dietro e gli dirotta addosso proprio Cupi. E così Morfeo, che non prende neanche una palla, è costretto a spostarsi venti metri più a destra e dieci più dietro. E Cupi, allora, si concentra su Pisanu e francobolla implacabilmente pure lui. Così si vincono le partite 1-0, così si conquistano i punti per la salvezza anticipata. Poi si vedrà. Avanti!


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