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La pagina del Napoli



La partita quasi perfetta

di Dario De Simone


Una premessa è dovuta, soprattutto in una città isterica: quello visto contro l'Inter non è il vero Napoli. E' una squadra che in tutti i suoi elementi, per 90 minuti e oltre, ha dato il 120-130%. Era più "falso" il Napoli che ha dato più del massimo di quanto lo fosse l'Inter rimaneggiata e apparentemente svogliata. E' stata una partita praticamente perfetta quella degli azzurri, tanto esaltante da ridicolizzare la capolista indiscussa, tanto da far recriminare i tifosi per le tante occasioni sprecate che hanno tenuto in bilico il risultato ben oltre i meriti (?) della squadra di Mancini. Sarebbe riduttivo parlare di Napoli vincente contro l'Inter 2 o addirittura l'Inter 3. Sì, perché stesso discorso potrebbe esser fatto per tante sconfitte di un Napoli rimaneggiato; e tra l'altro gli azzurri erano riusciti a incassare meschine figure contro avversari palesamente più modesti. E' stata una grande serata di calcio, condìta dalla splendida cornice di pubblico, da una prestazione maiuscola come da queste parti non si vedeva da tempo. Piuttosto c'è da interrogarsi sulle cause degli improvvisi black-out del Napoli in occasione di partite apparentemente meno complicate. Se è bellissimo vedere Lavezzi e compagni umiliare i campioni d'Italia, è meno bello vederli poco scattanti contro avversari modesti, come empolesi, cagliaritani e altri. E' vero che ogni partita è diversa, ma non è più un caso che il Napoli s'esalti al San Paolo in notturna: ha vinto cinque volte su cinque contro Livorno, Juventus, Parma, Udinese e Inter. Evidente il rammarico per ciò che poteva essere e che non è stato.
La serata del San Paolo non è la rivincita di Edy Reja perché il mister aveva poco da farsi perdonare. Tre sono stati gli errori del tecnico in tre anni sulla panchina del Napoli, l'ultimo contro l'Empoli quando inserì Sosa mentre era già in dieci uomini. Difficile chiedere di più ad un allenatore, anche se parte della città non l'apprezza, non lo comprende e vorrebbe mandarlo via. Se il Napoli collezionerà altre due o tre prestazioni come l'ultima, sarà davvero difficile per Marino e De Laurentiis percorrere l'ipotesi di un cambio in panchina. Per settimane si era parlato di cambio del modulo, si era sperimentato quel 4-3-3 con l'Empoli che era più o meno fallito non tanto per l'inadeguatezza della squadra ad assimilarlo, ma per la brutta giornata collettiva e per l'ingenuità di Zalayeta che si era fatto espellere. Zalayeta, dunque. Per lui è stata davvero rivincita: maltrattato da molti, accusato sulla questione della mancata partenza per il ritiro, contro l'Inter ha giocato una delle migliori partite della sua esperienza napoletana. Prestazione simile a quella con l'Udinese di qualche settimana fa, condìta però da una prodezza che vale i tre punti. Nessuno se l'aspettava quel morbido pallonetto sull'uscita errata di Julio Cesar. Sembra il gol di Sosa al Frosinone, l'ultimo visto al San Paolo in serie C. Ma il "Panteron" non aveva maglie numero "10" propiziatorie sulle spalle. Si diceva del modulo di Reja, si dicevano troppe cose. In realtà, il tecnico aveva già cambiato qualcosa da Livorno: il suo 5-3-2 era diventato quasi un 3-5-2; guadagnata sicurezza con Santacroce in difesa e un Gargano in recupero in mezzo al campo, dalla panchina erano arrivati ordini di spingere a Mannini sulla destra ma anche ad un ritrovato Savini sulla sinistra. Con l'Inter la svolta che non sfugge ai più attenti già dopo 20 minuti: la difesa si schiera a quattro, Mannini si allinea ai centrocampisti, Santacroce compone la linea con Cannavaro, Contini e Savini. Così viene fermato l'attacco nerazzurro in cui Suazo e Balotelli non brillano. La chiave della gara è nella zona sinistra dove si rivede l'Hamsyk del girone d'andata; strepitosa la prova dello slovacco che scambia spesso con Savini e Lavezzi seminando il panico nella zona di Maicon e costringendo Mancini a cambiare più volte. Traballa la difesa nerazzurra dopo quel gol che sconvolge gli equilibri: Mannini chiede il rigore, Julio Cesar dice no ad Hamsyk, Lavezzi e Zalayeta sfiorano il raddoppio; poi l'episodio del quasi autogol di Materazzi dopo un rimpallo fortunoso vinto da Savini. Dall'altra parte, Gianello deve intervenire solo una volta su Suazo. Poi c'è il discusso episodio della gomitata, da definire "semivolontaria" di Contini su Balotelli. Rizzoli di Bologna, comunque, non dispiace.
Nella ripresa ci si aspetta la reazione dei nerazzurri che presentano anche Zanetti. Poi Crespo rileva Chivu, Balotelli va sulla fascia e l'argentino affianca Suazo. Sembra che l'Inter possa finalmente portare alla luce tutti i difetti della difesa del Napoli. Che invece mostra i pregi dei suoi uomini in gran spolvero, del ritrovato Cannavaro, di un Contini "re dei cieli", di un Santacroce "re dell'anticipo". Al resto pensa Savini che soffre il migliore tra gli interisti, Maicon, ma alla fine se la cava sempre. Gianello resta inoperoso per tutta la ripresa, mentre dall'altra parte il Napoli dilapida l'impossibile con Hamsyk che tira su Julio Cesar, Lavezzi che sbaglia il passaggio per Zalayeta; poi il rigore concesso da Rizzoli per un'uscita del portiere su Gargano, dubbio il fallo. A mettere tutti d'accordo ci pensa Julio Cesar che para il tiro di Zalayeta. C'è ancora da soffrire, ma nel finale Reja si copre: fuori Mannini, dentro Grava. La classe e la determinazione di Blasi si rivelano decisive nell'ultimo quarto d'ora. L'Inter sbaglia una ventina di passaggi con Figo disastroso e Vieira ectoplasma del centrocampo. E così, il Napoli si concede il lusso di tenere palla nei cinque minuti di recupero, poi il triplice fischio e la grande gioia. L'impresa si materializza, il +9 sulla terzultima è un buon viatico per le prossime tre sfide contro le big Roma, Juventus e Fiorentina da affrontare a cuor leggero. Avanti!


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