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La pagina del Napoli



Il mezzo disastro

di Dario De Simone


Doveva essere la giornata dell'esperimento, doveva essere la giornata del definitivo riscatto, doveva essere la giornata della festa. Si sono trasformati in un mezzo disastro. L'Empoli doveva essere la vittima sacrificale, ha fatto un figurone per meriti propri e per colpe altrui. Un mezzo disastro questo Napoli schierato col 4-3-3. Mezzo perché ci riferiamo ovviamente al primo tempo, quando si è giocato undici contro undici. Poi ci ha pensato Zalayeta a completare 45 minuti di parole grosse e mani in faccia con Piccolo. Un primo tempo dominato dai toscani ben oltre quello che dice il risultato di parità e ben oltre le occasioni sul campo. Malesani blocca le fonti del gioco napoletano con un pressing altissimo e asfissiante; sulle corsie esterne ci sono Tosto e Antonini a contenere bene Lavezzi e Mannini, in mezzo al campo non c'è praticamente partita. Doveva essere il primo esperimento col 4-3-3, ma il disastro tattico è evidentissimo: per 45 minuti non si vede una sovrapposizione dei due difensori di fascia che non spingono sulle corsie esterne e non convergono mai verso il centro; neanche una volta, né Grava, né Savini. Per il difensore casertano c'è l'attenuante del dover tenere a bada Giovinco, per il terzino romano quello di giocare, come sempre, in un ruolo non proprio suo. Nessun contributo alla manovra offensiva da parte dei due difensori, nessuno neanche da parte dei centrocampisti che sembrano fare, Hamsyk su tutti, ancora i movimenti del modulo precedente. Insomma, l'equivoco tattico è evidente. Anche se poi, appena Reja inverte le posizioni di Mannini e Lavezzi arriva il gol dell'ex bresciano su assist dell'argentino. Bravo il Pocho a sfuggire al controllo dell'avversario, bravissimo Mannini a farsi trovare dove deve stare. E' l'unico lampo di una partita deludente.
Ai già precari equilibri tattici si aggiungono gli altri elementi che trasformano un pareggio, che sarebbe stato tutto sommato positivo in quelle condizioni, in una sconfitta preoccupante e dagli effetti potenzialmente devastanti. Detto già della lite tra Zalayeta e Piccolo, nella ripresa arrivano i "pasticciacci". Per una volta va in confusione pure Reja. Il tecnico friulano, sulla cui reale volontà di cambiare modulo andrebbe aperta una discussione, sbaglia clamorosamente la sostituzione: vuole mandare in campo Sosa, dovrebbe togliere un altro attaccante, ma fa uscire Hamsyk e sbilancia la squadra. Una follia che sarà pagata a caro prezzo e che forse il tecnico avrebbe dovuto spiegare a fine gara. Ma il Napoli, ad esclusione di De Laurentiis, ha preso il "vizio" di chiudere la bocca in ogni momento delicato. Il pasticcio numero 2 è di un altro "mostro sacro" e sempre meno intoccabile: Paolo Cannavaro tenta un improbabile intervento di tacco sul cross da destra e favorisce Pozzi che si libera facilmente di Grava e segna con un bel diagonale. L'ex azzurro si fa anche male ed esce in barella. Il terzo pasticcio è targato Domizzi che si fa sfuggire Giovinco ed è costretto a stenderlo: espulsione per il difensore, Napoli in nove. In campo c'è pure Calaiò, invocato dal pubblico. Il palermitano fa la consueta figuraccia da ectoplasma, ma questo non è un pasticcio, è una triste consuetudine. L'Empoli chiude la partita poco dopo con Budel dopo una splendida azione corale. Facile l'ironia: il centrocampista è stato preso dal club di Corsi a parametro zero, Pazienza a suon di milioni. Finisce tra fischi e contestazioni, mai così meritati da un Napoli disastroso. Mancano 15 partite alla fine e bisogna ancora conquistare 14 o 15 punti per stare al sicuro. Non sarà impresa facile soprattutto perché il calendario è tutt'altro che generoso con la squadra di Reja. Dei quattro scontri diretti che potrebbero essere fondamentali il Napoli deve giocarne tre fuori casa contro Livorno, Catania e Parma, solo uno in casa con il Siena. Non sarà impresa facile soprattutto in una città isterica e piena di "scienziati del pallone"...


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