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La pagina del Napoli
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E' tornato l'arciere (forse)
di Dario De Simone
A volte l'episodio embleatico è invisibile ai meno attenti. A volte l'episodio emblematico possono vederlo solo quelli che sono allo stadio, non bastano le telecamere. A volte l'episodio emblematico è nascosto oppure visibile solo da chi ha occhio attento e competente. Ma questo non è il caso di Livorno-Napoli. L'episodio emblematico è quello del 93', è quella lunga e insistita azione che dà la vittoria agli azzurri. Di emblematico, a rappresentare la voglia di vincere di chi sa di poter osare, c'è la corsa di Santacroce ad anticipare Balleri, c'è la dolcezza velenosa di quella palla messa in mezzo da Bogliacino, c'è il perfetto gesto tecnico di Calaiò che salta e incorna in rete. Il tutto al termine di un secondo tempo veramente confortante, una delle migliori frazioni di gara giocate da questo Napoli isterico, altalenante ma sempre capace di riscattare prontamente i risultati negativi. Non è un caso che nella gestione Reja non siano mai state collezionate tre sconfitte consecutive. Eppure a Livorno il rischio c'era: sarebbe stato un disastro alla prima di due trasferte consecutive. Ma il Napoli si sveglia sempre quando non si può più scherzare. Altro discorso sarebbe capire perché certe volte si "scherza" troppo col fuoco. La vittoria di Livorno porta la firma del bomber ritrovato, ma anche quella dell'allenatore. Troppo facile metterlo in contrasto con l'eroe Calaiò, l'ex ectoplasma che gli dà una lezione. In realtà, il bomber palermitano gioca per un'ora alla vecchia maniera, poi segna il primo gol e la storia cambia. Succede quando si è psicologicamente sensibili. Calaiò lo è fin troppo: ha ceduto subito dopo l'arrivo di Zalayeta, scavalcato dal compagno che - non va dimenticato - per cinque mesi ha tirato la carretta. A 62 anni ti accorgi facilmente di quanto tutto ciò possa influire. Eppure l'occasione del riscatto c'era stata già prima, altre due volte. La prima l'ha sciupata il Calaiò "criaturiello" che va a prendersi la palla per calciare e sbagliare un rigore. La seconda è quella che grida vendetta, il palo col Torino che ha negato al bomber il gol del riscatto e ha tolto due punti al Napoli alla vigilia di Natale. Il resto è storia recente, dalla mancata cessione al Genoa fino all'exploit di Livorno. Che ha detto poco o nulla di più rispetto al passato. Ma che deve far riflettere per due motivi: è ancora così sicuro Edy Reja che Calaiò non possa essere la riserva di Zalayeta? A questa domanda s'aggiunga una certezza: se veramente il centravanti di Palermo è tornato quello dei bei tempi, mai miglior tempismo ci fu visto che il coloured uruguayano non attraversa un buon periodo. Dei meriti di Reja si accennava poco fa. Lui le sfere non le ha lasciate il 6 gennaio sull'albero. Le ha utilizzate in settimane per tornare al vecchio modulo, adattato e modificato per far dare il meglio a Mannini. Schierato a destra, nella ripresa diventa devastante, forse è l'uomo che fa la differenza. A questo s'aggiunge la discreta prestazione della difesa, nonostante le incertezze di un Cannavaro mortificante negli ultimi tempi. In quella seconda frazione così bella e convincente si assiste addirittura ad un Savini fluidificante puro, capace di spingere e crossare in modo perfetto. S'assiste al buon funzionamento di certi meccanismi, s'assiste al miglior Napoli visto nel girone di ritorno. Logica conseguenza il gol del vantaggio su dormita generale della difesa labronica. Il pari toscano può arrivare solo su calcio piazzato: Cannavaro lo regala, Diamanti trasforma con una bella parabola. A questo punto si teme il peggio, si teme un'altra Cagliari. Ma il Napoli di Livorno è altra cosa. Ritrova la fiducia, perde la paura e torna all'attacco. Negli ultimi cinque minuti le occasioni buone capitano a Sosa, fermato due volte dal bravo Amelia. Nel Napoli c'è pure Bogliacino. E' lui che pennella quel bel cross dalla sinistra che Calaiò sfrutta al meglio, con la complicità degli allegrotti difensori amaranto, e regala ai partenopei una vittoria scacciacrisi. Ora si va a Genova a cuor leggero e con un interrogativo inquietante che arriva dai numeri risalenti agli ultimi campionati: Calaiò è risorto o è "Sosadipendente"?
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