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La pagina del Napoli

BARI RILANCIA LE AMBIZIONI AZZURRE

Calaiò fa vincere il Napoli che piace

di Dario De Simone


"Sdeng". E' il rumore del palo colpito da Di Vicino a tre minuti dalla fine. Forse da oggi è anche il rumore della giustizia divina, quella che ha evitato la beffa dopo una partita praticamente perfetta del miglior Napoli stagionale. Un capolavoro tattico quello di Reja, un messaggio in confezione regalo (avvelenato?) ai suoi detrattori. Il tecnico cambia l'assetto offensivo, propone De Zerbi dal primo minuto e affianca Pià a Calaiò. Per la verità il brasiliano non brilla più di tanto. E' il bomber palermitano il vero protagonista: corre, scatta, recupera, salta, spaventa gli avversari per tutto il primo tempo. Ma la mossa decisiva è, come spesso capita, quella in mezzo al campo: la coppia uruguayana Amodio-Bogliacino è padrona assoluta. Non c'è trippa per gatti, figuriamoci per i galletti pugliesi. Alla fine Carrus non riesce a ragionare e quando il gioco coinvolge Tabbiani a destra o Scaglia a sinistra, ci sono Savini e Grava, praticamente perfetti, a chiudere la strada. Eppure il Bari comincia bene, si rende pericoloso con un paio di incursioni da destra di Tabbiani e Bellavista. Il Napoli intuisce il pericolo, si stringe intorno al trio difensivo Cannavaro-Maldonado-Domizzi ed esce dalla bufera. L'attacco barese è praticamente annullato, Santoruvo e Ganci non fanno nessuna paura, Iezzo non dovrà compiere neanche un intervento. Il gol lo sfiora De Zerbi su punizione, poi Gillet salva dopo un pasticcio. Cresce la squadra di Reja che gioca costantemente in territorio biancorosso. Il gol è nell'aria: Calaiò lo segna su cross di Savini due minuti dopo aver ricevuto un colpo alla testa. Lo stop è perfetto, il cognato Mora s'addormenta, Emanuele scarica il suo magico sinistro nell'angolo più remoto della porta di Gillet. E' il colpo che corona la splendida prestazione di un giocatore in condizione stratosferica da due mesi. E il Napoli potrebbe anche raddoppiare prima del duplice di fischio di Farina se un contropiede venisse sfruttato meglio.
Nella ripresa ci si attende la veemente reazione del Bari, ma la squadra di Maran ci mette un quarto d'ora per riorganizzarsi. Esce Scaglia, entra Vantaggiato. I partenopei vivono cinque minuti di panico e rischiano quando Tabbiani gira di testa su calcio d'angolo. Reja intuisce il pericolo, fa scaldare Trotta. Esce Pià. L'ala romana va a sistemarsi sulla destra per dar man forte a grava. Il Napoli cede qualche metro all'avversario ma grazie agli uomini più freschi può anche ripartire. Amodio è una diga, Bogliacino pure, la difesa costringe Santoruvo e Ganci a giocare sempre spalle alla porta. Se qualche contropiede venisse rifinito meglio si potrebbe soffrire meno. E invece no. Reja s'innervosisce, troppi i palloni sprecati in azioni di rimessa che appaiono promettenti. Gli ultimi dieci minuti sono drammatici. Il tecnico friulano richiama lo stanchissimo De Zerbi per far posto a Sosa. Con il Pampa al fianco di Calaiò si spera di poter alleggerire il gioco. Ma il forcing del Bari diventa assedio. Maran manda in campo pure Di Vicino. A tre minuti dalla fine, Farina assegna una punizione dai 25 metri. I napoletani, che conoscono bene le doti del centravanti di Pianura su calcio piazzato, sanno che è il pericolo più grande della serata. Stavolta San Gennaro, che altre volte si era travestito da Iezzo, si materializza nel palo. Il portiere è battuto e deve ringraziare il montante sinistro. Poi le mischie finali, il presunto tocco con la mano di Maldonado e il triplice fischio di Farina. Chi conosce la serie B sa che quella del San Nicola è una vittoria fondamentale. Del mancato impiego di Bucchi ci sarà tempo per parlare, ora la parola d'ordine in casa di questo Napoli muto deve essere "continuità". E' l'unica cosa che manca agli azzurri per far tacere definitivamente gli scienziati stolti dell'etere...


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