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La pagina del Napoli
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Una lunga storia di disfatte decisive
di Dario De Simone
Sono sempre decisivi i 5-1 che il Napoli incassa. Sempre, o quasi. Quello di Bergamo forse lo è. Anche se è venuto come un fulmine a ciel sereno, un fatto insolito per la storia azzurra soprattutto quando l'avversario che te l'infligge è combattivo, brillante, ma non trascendentale. L'Atalanta ha dimostrato di essere superiore in tutto o quasi, ma senza nulla togliere alla squadra di Delneri, molto ha inciso l'atteggiamento sconcertante del Napoli. Magari farà bene. Infatti, da quando Reja è entrato a far parte della famiglia di De Laurentiis e Marino, il Napoli sembra trarre vantaggi dalle pesanti sconfitte. Così accadde due anni fa dopo Castellammare di Stabia. Era il febbraio del 2006, terzo ko esterno consecutivo. Una partita molto simile, almeno per il primo tempo, a quella di Bergamo. Erroracci clamorosi, avversari scatenati. Finirà 3-1 solo perché Iezzo farà il bravo profeta in patria... E poi c'è l'altra sconfitta simile, quella di Crotone. Anzi, la partita dello scorso anno allo Scida appare uguale, per i primi venti minuti, a quella del Brumana. Attaccanti veloci che mettono in ginocchio la difesa azzurra, reti di Giampaolo e Sedivec che subito affondano i colpi. Poi finirà 2-1 perché il Napoli quel giorno non fu fortunato (tre pali), ma il finale non produrrà risultati eclatanti per merito del "solito" Iezzo. Eppure, il Napoli si è sempre rialzato dopo gli scivoloni. Castellammare fu l'ultima sconfitta del trionfale campionato di C1. Quel giorno il Frosinone ridusse al minimo lo svantaggio, ma durò poco. Il Napoli riuscì a piazzare quattro successi consecutivi chiudendo i giochi già prima di Pasqua. E Crotone? Mai vittoria fu più negativa, mai sconfitta più positiva. I pitagorici sarebbero praticamente retrocessi dopo l'affermazione sul Napoli. La squadra di Reja avrebbe inserito la giusta marcia dalla partita successiva in un marzo comunque amaro: 1-1 con il Bari, poi 3-2 a Bologna, 0-2 a Torino con la Juve e poi le cinque vittorie consecutive che fecero materializzare l'ipotesi di staccare di dieci punti la quarta in classifica. Così il Napoli ha riconquistato la serie A. Ma quelle sconfitte furono portatrici di buoni risultati, perché seguite da svolte ambientali importanti.
La storia recente del Napoli alle prese coi cinque gol incassati è ricchissima. Negli ultimi 15 anni, i cinque gol sono costati carissimi a tre allenatori. Due addirittura persero la panchina dopo un 5-1 incassato. Così Claudio Ranieri nel 1992 dopo il pokerissimo del Milan al San Paolo (quaterna di Van Basten), così due anni dopo Vincenzo Guerini, battuto a Roma dalla Lazio di Zeman, spedito comunque a Lisbona per la Coppa Uefa ed esonerato dal duo Gallo-Moxedano dopo un pari positivo in Portogallo. Un 5-0 a Empoli costò la panchina a Galeone nel gennaio del 1998. Tra le altre sconfitte memorabili un altro 5-0 incassato a San Siro contro il Milan dei record guidato da Fabio Capello. C'è una sconfitta per 5-1 anche in una delle stagioni più belle del passato recente, quella della promozione targata Novellino. A Treviso il ko più pesante della stagione: due gol dell'ex Pizzi, due gol di Luca Toni, una rete di Beghetto e quella inutile si Schwoch su rigore; espulso Roberto Stellone, insomma un disastro. Dal quale il Napoli si sarebbe rialzato pareggiando a Terni rimontando due reti e poi ingranando la giusta marcia nonostante altri incidenti e tante difficoltà.
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