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La pagina del Napoli
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A BERGAMO SONO SEMPRE VIAGGI D'INFERNO
Napoli piccolo piccolo, Reja sulla croce
di Dario De Simone
A volte ci si diverte a paragonare le partite di oggi a quelle di ieri. La partita di Bergamo è simile a tante altre, tante giornate nere vissute fuori casa. Viene in mente, per esempio, la sconfitta dello scorso anno a Massa: un gol incassato nel primo tempo e mai rimontato per l'incapacità di essere pericolosi in zona d'attacco. Viene in mente pure la sconfitta di due anni fa a Padova, durante la gestione Ventura. E questo è un po' più preoccupante. I volti di Bergamo non erano diversi da quelli dell'Euganeo. C'è però una classifica palesemente diversa che conforta gli azzurri, una classifica frutto del lavoro svolto da Reja sul campo e nella stanza del "bottom", che in inglese non è la stanza dei bottoni, ma quella in cui conta più di ogni altra cosa la parte posteriore del corpo. Che Reja sia un uomo fortunato non c'è dubbio. Lo si era intuito già durante le prime partite sulla panchina azzurra quando spesso le cose si mettevano bene nei minuti finali. Il Napoli ha giocato il secondo anno in serie C1 perché la legge del Partenio fu più forte del "culo di Reja". C'è da dire però che le squadre fortunate spesso sono le più forti: solo chi dispone di calciatori superiori può sistematicamente, e non sporadicamente, risolvere le partite a proprio favore grazie ad un episodio. A volte però quell'episodio non capita neanche. Oppure capita, come a Bucchi nel primo tempo, e non lo sfrutti. E così ti ritrovi sconfitto da una squadra furba come il suo allenatore, solida in difesa e bene organizzata in ogni zona del campo. A Bergamo si è visto forse il Napoli peggiore della stagione, quello che sa attaccare per 45 minuti nel secondo tempo senza creare un'occasione da rete, quello in cui i calciatori non sanno a quale compagno dar palla, quello in cui non basta cambiare ruoli e pedine per trovare la strada che porta nell'area avversaria. Qualche colpa l'allenatore ce l'ha? Ma quante? Durante il primo tempo qualcuno avrà certamente criticato la scelta di far giocare l'inconsistente Bogliacino al posto di De Zerbi. Poi De Zerbi è entrato nella ripresa ed è stato peggio: cosa ha combinato l'estroso trequartista ex Catania? Ha toccato cinque palloni, due li ha regalati agli avversari, tre li ha buttati in mezzo all'area di rigore in modo scriteriato e comunque non migliore di come avevano fatto calciatori meno dotati tecnicamente. Forse all'allenatore si può imputare la tardiva staffetta Bucchi-Pià, ma se giochi soprattutto sulle corsie esterne non ha senso crossare in area senza l'unico calciatore che in teoria (solo in teoria) la può prendere di testa. A dimostrazione che Reja non è né stupido né in confusione c'è il cambio Garics-Trotta con cui il tecnico ha tentato di sfruttare l'evidente spazio lasciato libero sulla corsia destra, ma stavolta è stato tradito pure dall'ala romana che è riuscita a crossare alla sua maniera una volta sola. Insomma, è stato un Napoli brutto come altre volte, più di altre volte, se non altro perché perdente. Senza quell'indecisione a fine primo tempo sarebbe finita 0-0, il risultato più giusto in una gara tra due squadre che hanno creato tre palle-gol in 96 minuti di gioco. Stavolta, su quel campo tradizionalmente ostico, l'episodio ha favorito gli avversari. Può succedere. "Soprattutto quando una squadra si rassegna al non gioco", diranno i maligni e i contestatori di Reja. Lo stesso non gioco che veniva rimproverato a Walter Novellino, l'eroe della promozione che ancora in tanti, a giusta ragione, rimpiangono. Sì, perché a pensarci bene questa sconfitta non è così diversa da un paio di ko di quel Napoli che poi sarebbe andato in serie A più per il suicidio della Sampdoria di Ventura che per meriti propri.
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