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La crisi del calcio campano

a cura di Gianluca Monti

"Ah, caro lei, quando c’era lui". Questa battuta circola spesso nei corridoi di Soccavo, e chi li ha frequentati, anche solo per poco, lo sa bene. Bisogna però intendersi su chi sia questo famigerato "lui". Alcuni pensano al grande Diego, oggi però siamo sempre più convinti si tratti del Calcio Napoli. Il pesce puzza dalla testa, si dice, ed alla testa del nostro movimento calcistico vi è appunto il club di Via Vicinale Paradiso. Immerso in giganteschi problemi economici, in questi suoi pochi mesi di gestione il presidente Naldi, gran brava persona per carità, ha fatto sfracelli. Giudizio severo, cui però nessuno può esimersi. Se oggi il Corriere dello Sport ricorda come al Centro Paradiso si alleni con la squadra un "amico di famiglia" dei Naldi e la Gazzetta fa notare che sono tre mesi che i calciatori non ricevono lo stipendio, vuol dire davvero che qualcosa non va. Mentre ad Expogoal Baraldi, Romi Gay, Moggi junior e soci discutono del futuro del calcio italiano, il Napoli è rappresentato dal solito amico del solito figlio del presidente: questi, purtroppo, sono i fatti. Se a Marianella, in quella che dovrebbe essere la Milanello azzurra (scusate, ma ci scappa da ridere…), non c’è una tribuna per gli spettatori delle partite della "Primavera", allora non siamo alla frutta, ma forse al limoncello. Il presidente Naldi crediamo sappia queste cose, ma forse non sa come porvi rimedio. E’ troppo impegnato, probabilmente, ad andare davanti a microfoni e taccuini per dire la sua su ogni argomento, anche il più futile, perché il Napoli è la sua vetrina e nonostante in tanti all’interno del club gli sconsiglino di sovraesporsi, lui non dà retta a nessuno e magari, di nascosto, vende il Napoli ad un ebreo-americano che forse poi era di Mugnano…
Facile capire perché poi, per esempio, la Sampdoria prenda Carrozieri dal Teramo ed il Napoli debba ripiegare sul quarantenne Carrera, con tutto il rispetto per quest’ultimo, professionista esemplare. Ce ne sarebbero troppe da raccontare sul pianeta azzurro ed allora preferiamo fermarci qui perché in fondo non è mai bello sparare sulla croce rossa.
Restiamo in B, allora, e soffermiamoci un attimo su Avellino e Salernitana. Basta rammentare che la proprietà di queste due società è ancora contesa tra Casillo ed Aliberti con lo sfondo di una brutta storia di usura sulla quale sta indagando la magistratura. Non crediamo sia il caso di aggiungere altro.
Scendiamo di categoria ed è un po’ come farsi una passeggiata negli Inferi. Società allo sbando, con spese folli e bilanci in rosso, nelle mani di personaggi indecifrabili e, dunque, in pratica, con un piede nella fossa.
A Benevento c’è un presidente che ormai ha fatto probabilmente il passo più lungo della gamba e non può più tornare indietro. Se non vince il campionato quest’anno, rischia di ripetere le infauste gesta di Savoia, Juve Stabia, Gladiator e Sant'Anastasia. Non può neppure cacciare l’allenatore perché quest’ultimo ha un contratto "blindato" ed il suo allontanamento inciderebbe non poco sulle casse sociali. Intanto, però, la squadra arranca e da questo equivoco il povero Spatola non sa proprio come uscire. In C-2, invece, abbiamo due squadre che per esigenze di bilancio stanno friggendo il pesce con l’acqua: la Nocerina ed il Giugliano. Le scellerate gestioni degli ultimi anni, costringono gli attuali dirigenti a fare i salti mortali. Gambardella, però, è causa del suo mal e dunque pianga se stesso mentre Poziello e Vitiello, nella città delle mele annurche, debbono ringraziare, almeno in parte, i Moxedano per il pauroso buco di bilancio cui stanno cercando di far fronte grazie all’opera del diggì Maglione. Certo, i furti continui di abbigliamento tecnico dagli spogliatoi del "De Cristofaro" non aiutano il managment gialloblù e ci lasciano quantomeno esterrefatti. A Cava dei Tirreni, il presidente Della Monica, l’uomo che dopo una scellerata retrocessione per illecito sportivo, ha riportato i metelliani in C-2 è stato vittima di pressioni e costretto a ritirarsi nell’ombra per evitare di essere "messo alla gogna": cose dell’altro mondo, ce ne fossero di più di dirigenti come lui, attenti alla squadra e nel contempo ai conti societari, il calcio campano non verserebbe in queste condizioni. Volutamente, abbiamo lasciato per ultima la Palmese, salvata da Zichai Song, almeno per il momento, dallo spettro del fallimento. "Mister Cinamercato", ha portato alle pendici del Vesuvio calciatori di categoria superiore, contrattualizzandoli un po’ "alla buona", ma poi si perde nella figuraccia della "Maradona’s night" o per i pochi spiccioli relativi al fitto del campo di allenamento della squadra Beretti. Oggi, il calcio in Campania è anche questo: ci sentivamo di denunciarlo ed abbiamo ritenuto giusto farlo.
gianlucamonti@calciocampano.com

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