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LA LUNGA CRISI DEL NAPOLI
Soccavo, aria inquinata ?
di Gianluca Monti
In una catena di negozi cui Naldi spesso fa riferimento per i suoi acquisti natalizi, si vendono alcune boccette contenenti "l’aria di Napoli". Che sia proprio quella a far male ai calciatori che giungono sotto il Vesuvio? Adesso rischia di essere vittima della oscura sindrome che colpisce i frequentatori del "Paradiso" (inteso ovviamente come Centro Sportivo…) il buon Marko Perovic, accolto più o meno come il salvatore della patria azzurra, ma che, poverino, potrebbe anche lui di fare la fine dei vari Asanovic, Scapolo, Shalimov e compagnia. E’ molto difficile spiegare razionalmente il fatto che buona parte dei calciatori che giungono al Napoli con ottime credenziali, e Perovic di sicuro è fra questi, finisca poi col "bucare" la stagione, con il disattendere le attese dei cronisti e dei tifosi, con l’essere presto giubilato, messo da parte come un "ferro vecchio" o, peggio ancora, bollato come un giocatore senza futuro. Sembrerebbe quasi una maledizione, ma nonostante la superstizione tipica di noi partenopei, probabilmente la soluzione a questo enigma va ricercata altrove e non è dunque il caso di prendersela con la dea bendata. E’ il caso anche dell’Inter se ci riflettiamo bene, tanti si sono "bruciati" vestendo la maglia nerazzurra, altrettanti dopo la parentesi alla Beneamata hanno fatto le loro fortune altrove. La società, la piazza ed i media contribuiscono alla crescita di un calciatore ed alla sua maturazione sotto il profilo umano ma evidentemente per tanti ragazzi che sono passati dalle nostre parti non è stato così. Troppo esigente la tifoseria, troppo difficile da reggere la pressione di certa stampa ma soprattutto impossibile emergere se alle spalle non si ha una società capace di difendere i propri tesserati a spada tratta, di isolarli, se necessario, da tutto e tutti, di aspettarli perché magari ciascuno ai suoi tempi di maturazione. Ecco perché per Antonio Floro Flores, che sembrerebbe essere al passo d’addio domenica a Bergamo con l’Albinoleffe, lasciare la casa natia, calcistica e non, deve rappresentare uno stimolo, l’occasione di far vedere che lui in un altro contesto diverso da quello partenopeo è capace di grandi numeri proprio come il suo amico Giorgio Di Vicino o come Nello Cutolo, bocciato da Porta ed oggi stella del Giugliano. I figli, si dice a Napoli, so’ piezz’e core ma evidentemente questo detto a Soccavo non va di moda. Meglio prendere calciatori dai nomi più o meno esotici (Pavon è un esempio paradigmatico in tal senso), magari con un passato di buon livello e, se è possibile, con un paio di infortuni gravi alle spalle in modo da risparmiare. Poi, però, ogni scarpa diventa scarpone (Simone Schettino ci scuserà per il "pezzotto") ed allora qualcuno sarà pronto a dire che la colpa è di questa maledetta "aria di Napoli"…del resto che la nostra città sia particolarmente inquinata è storia nota a tutti, forse a Soccavo urge però una disinfestazione al più presto.
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