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IL CALCIO PERDE L'ULTIMO BRICIOLO DI CREDIBILITA'

Attacco al potere
La Figc cede al Tar e riammette gli etnei. E' la fine di una telenovela che ha visto come protagonista la famiglia Gaucci. Di dubbio gusto i metodi utilizzati

di Dario De Simone
Da oggi in poi il calcio italiano non sarà più quello che siamo abituati a conoscere. “Magari” penseranno quei pochi che non realizzeranno la gravità della situazione. Il calcio ha perso la propria indipendenza, vittima di un pesante attacco portato dalla famiglia Gaucci attraverso armi giudiziarie e mediatiche. Il Catania, formazione retrocessa in serie C1 al termine dello scorso campionato, è stato riammesso al torneo di serie B 2003/2004. Il presidente della Federazione Franco Carraro ha così ottemperato alla decisione del Tar.
Si tratta di un colpo gravissimo all'indipendenza della Giustizia Sportiva, messa in discussione e costretta ad inchinarsi alla Magistratura Ordinaria a causa di un cavillo giuridico che ancora oggi non è stato chiaramente interpretato. Pur distinguendosi per una serie di decisioni molto dubbie, la traballante Giustizia Sportiva era riuscita fino ad oggi a conservare l'indipendenza. In occasione degli scandali dei passaporti falsi e dell'antidoping truccato quando, secondo diversi giuristi, non furono applicate le norme del Codice che prevedevano chiaramente la penalizzazione in classifica, solo il Napoli di Giorgio Corbelli si rivolse in modo timido e controverso alla Magistratura Ordinaria per chiedere alla Lega Calcio il risarcimento del danno, accettando però il verdetto della retrocessione in serie B e ritirando successivamente l'istanza nei confronti del presidente della Lega.
Stavolta no, stavolta si è andati fino in fondo, fino a far cadere il presupposto che da anni rappresentava l’unico punto fermo di un calcio allo sbando. Hanno vinto quelli che hanno pianto, quelli che hanno costruito un castello di prove su basi traballanti per poi sorreggerlo con mezzi di dubbio gusto. Hanno vinto quelli che hanno parlato, quelli che hanno offeso le città di Napoli e Venezia, quelli che hanno collezionato due retrocessioni nella stessa stagione ed ora sperano di salvare metà dell’opera.
In questo clima di incertezza lasciano piuttosto perplessi le dichiarazioni del vicepresidente della Lega, Antonio Matarrese, che si è espresso negativamente sull'ipotesi di un torneo a 21 squadre e su quella della riforma dei campionati, sostenendo addirittura l'ormai impossibile strada di uno spareggio tra Napoli e Venezia. La provocazione di Matarrese, fratello del presidente del Bari, appare ancora più fuori luogo in seguito ad un episodio accaduto nello scorso febbraio quando la squadra pugliese era terzultima in classifica; nel corso di un'intervista rilasciata all'emittente televisiva Antenna Sud, Matarrese affermò che stava spingendo per un blocco delle retrocessioni e ad esplicita domanda se questo potesse essere un modo per salvare il Bari, l'ex presidente della Figc rispose testualmente: "Stiamo lavorando per questo...". Viva l’onesta e viva anche la coerenza…
E se dovrà essere spareggio, che spareggio sia: in campo scendano i vari protagonisti di questa vicenda, da Riccardo Gaucci allo stesso Matarrese, da Enrico Preziosi ai Procuratori di Catania e Venezia. Scendano in campo per determinare chi ha aperto bocca più inopportunamente nelle ultime settimane. Si giochi al Cibali, al San Paolo oppure a Stromboli perchè c’è da giurare che sarà una contesa davvero vulcanica…
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